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TECHMED – A CHE PUNTO SIAMO CON L’APP IMMUNI? 

 

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O6 MAGGIO 2020 – In questo podcast proviamo a fare un punto sull’app Immuni, scelta dal governo per il tracciamento digitale del contagio da Covid-19.

App Immuni: la situazione

In un podcast del 18 aprile ti abbiamo raccontato come funziona l’app Immuni. Ora cerchiamo di capire a che punto siamo, perché una delle domande che sono più state fatte sui media per questa fase 2 è stata “ma l’app, che fine ha fatto?”.

Quello che possiamo dire, anzitutto, è riportare le parole del presidente del consiglio, Giuseppe Conte: “prima della diffusione di Immuni su tutto il territorio nazionale è necessario effettuare dei test e questo richiede tempi tecnici che non possono essere compressi”.

Una dichiarazione di buon senso, perché non si tratta solo di sviluppare un’applicazione per smartphone ma soprattutto di costruire l’impalcatura su cui appoggiare il sistema di tracciamento. E qui la questione si complica, dividendosi su più piani.

Uno di essi riguarda le funzionalità dell’app, che in primis deve essere compatibile con il maggior numero possibile di dispositivi. Ora, la maggioranza sono iPhone (con sistema operativo iOS) o telefoni con Android. Ma non è da escludere che ci sia ancora chi abbia un telefono con Windows Phone.

In quel caso, sarebbe escluso dal tracciamento. e poi c’è da considerare una possibile forma di integrazione con i sistemi del servizio sanitario, anche per capire quando un cittadino è positivo o meno.

L’altro piano riguarda il disegno stesso dell’app, che dovrà essere “ a portata di bambino”. Anzi, permettetecelo senza che nessuno si offenda: a portata di anziano. E non solo perché purtroppo il virus colpisce le fasce di età più avanzate, ma perché spesso la tecnologia è ostica per le persone anagraficamente più mature e non certo per bambini e ragazzi, che sono nativi digitali.

Installazione, configurazione e usabilità dovranno essere considerate accuratamente ma non banalizzate, anche perché dietro la semplicità dovrà nascondersi un livello di protezione dei dati altissimo.

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App Immuni, l’infrastruttura tecnologica

Usciamo adesso dall’app e guardiamo all’infrastruttura tecnologica. La stima è che gli utenti in Italia siano 40 milioni. E’ un numero – per usare un eufemismo – importante. Questo significa che non si dovrà commettere errori su quello che viene chiamato “dimensionamento dei sistemi”, altrimenti appena l’app sarà disponibile l’accesso di massa la farà collassare. Questo implica che, una volta che Immuni sarà pronta, bisognerà far partire un ciclo di test imprescindibile sullo stress all’infrastruttura, sull’usabilità da parte degli utenti, sulla tenuta della sicurezza. Qualcosa sarà da risistemare e da sottoporre a nuovi test.

E ancora, bisognerà far dialogare i soggetti coinvolti nel progetto: chi fornisce l’infrastruttura (la società informatica pubblica Sogei), chi fa la supervisione tecnologica (PagoPA), che si occupa dei pagamenti verso le pubbliche amministrazioni. E soprattutto la società che ha creato e sviluppato l’app, la milanese Bending Spoon.

Ma qui cominciano le incertezze, dal momento che la ministra dell’innovazione Paola Pisano ha dichiarato che Bending Spoon si è limitata a fornire dei codici sorgente e delle linee di codice, e che i dati verranno interamente gestiti da soggetti pubblici.

Dopo queste parole, viene da chiedersi: ma allora chi sviluppa l’app fino alla fine? Chi la verifica nei test e ne sviluppa eventuali modifiche? Chi interviene sul codice dopo la definitiva entrata in esercizio? Se trovi una risposta, sei decisamente più bravo di noi e ti preghiamo quindi di farcela avere.

A tutti i soggetti appena visti, infine, aggiungiamo il Ministero della Salute in qualità di gestore l’Autorità Garante alla Protezione dei Dati come controllore.

App Immuni: i tempi

Questo è lo scenario, e così proviamo a comprenderne i tempi: gli esperti dicono due mesi ma lavorando senza interruzioni, margine di errore ridotto a uno zero virgola e con perfetta sintonia tra tutti gli attori. E quindi, se prendiamo il 16 aprile come data di partenza – quel giorno il commissario Arcuri ha firmato l’ordinanza con la quale autorizzava il contratto per Immuni – dobbiamo attenderci l’operatività il 16 giugno. Che però è tra più di un mese, e ciò impedisce di dare attuazione fino ad allora al piano delle tre T – test, trace, treat, cioè fare test, tracciare e curare -.

In mezzo, può succedere di tutto: il meglio (il contagio si riduce malgrado le aperture previste dalla fase 2) o il peggio (le aperture rilanciano i contagi e si torna in lockdown). E allora c’è il rischio che si forzino i tempi. Per il commento finale, lasciamo la parola ad Alessandro Curioni, presidente di Di.GI Academy, che al Sole 24 Ore ha dichiarato quanto segue: “Se si riuscisse ad anticipare a maggio il rilascio della app probabilmente penserei che si è risolto il problema dei tempi tecnici che non possono essere compressi facendo a meno di qualche passaggio e questo potrebbe essere molto preoccupante, perché aggiustare le cose dopo sarebbe difficile, costoso e soprattutto pericoloso per le persone e per quei dati tanto “delicati”.

Mi spiace lasciarci così, con un bel problema in sospeso. Ma tant’è, non possiamo far altro che aspettare.

Buon ascolto!

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