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IN QUESTO PODCAST PARLIAMO DEL CONTACT TRACING  E PREVENZIONE DEL CONTAGIO DA CORONAVIRUS 

Contact tracing, la soluzione coreana 

L’Italia sta facendo scuola: paesi come la Spagna, la Francia, la Germania e anche la Gran Bretagna hanno deciso di applicare, in forme più o meno rigorose, il lockdown, cioè la chiusura di ogni attività che non sia considerata il minimo essenziale per vivere. Si sente parlare di “modello italiano”, in Francia dicono “a l’italienne”. In realtà poi noi abbiamo applicato il modello Wuhan, ma il punto non è tanto questo, quanto ciò che risiede in una domanda: non c’è un modo diverso dal lockdown per prevenire il contagio? Sembrerebbe di sì, e si chiama contact tracing. 

E’ una soluzione di cui si sta sentendo sempre più parlare, anche perché tutti sono consapevoli che la chiusura totale del Paese non può durare a lungo e che già ora produce effetti con i quali poi dovremo fare i conti, e saranno salati. Il contact tracing è caldeggiato da diversi esperti – economisti, avvocati, ingegneri, data scientist – e non è, diciamo così, inedito: lo hanno attuato e lo stanno attuando paesi come la Corea del Sud, Singapore, Taiwan e Israele.

Carlo Alberto Carnevale Maffè, economista e docente della Scuola di Direzione Aziendale della Bocconi, è uno dei  più accesi sostenitori del contact tracing, che divulga con un’intensa attività su Twitter. Al sito Financialounge.com ha dichiarato quanto segue: “Noi siamo chiusi in casa anche un po’ per ignoranza, perché potremmo utilizzare meglio i Big Data per mappare più accuratamente i movimenti del virus, con azioni di contenimento più mirate, che forse potrebbero evitare di far mettere in quarantena tutta l’Italia. La Corea del Sud da oltre un mese sta sconfiggendo l’epidemia anche grazie a semplici tecnologie di contact tracing del contagio su smartphone”.

contact tracing

 

Contact tracing: come funziona?

Funziona con delle app che consentono di localizzare aree o edifici in cui si trovano persone contagiate dal coronavirus. In particolare, in Corea del Sud la più utilizzata è Corona 100m – Corona cento metri -, che è stata la più scaricata sugli smartphone nei giorni in cui la curva dei contagi saliva esponenzialmente. 

Tramite un messaggio di alert, Corona 100m informa l’utente che in quel momento si trova a 100 metri di distanza da luoghi frequentati da persone infette. Ma come si sa che lì ci sono dei contagiati? Attraverso l’utilizzo del GPS, che attraverso il telefono tiene traccia dei loro spostamenti. Ovviamente a queste persone è stato fatto prima il tampone, altrimenti non si saprebbe se hanno contratto o meno il virus. 

Qualcosa di simile accade in Israele, dove ogni cittadino contagiato viene tracciato tramite il GPS del suo smartphone e inserito in una mappa pubblica e anonima che chiunque può consultare. La mappa è in costante aggiornamento e indica i luoghi frequentate, con date e orari degli spostamenti. La cartina non fornisce i dati degli infetti, ma fa sì che chiunque abbia frequentato gli stessi luoghi e nelle stesse ore possa mettersi in autoisolamento.

 

E poi nel podcast sentirai…

… il dibattito tra critici e fautori del contact tracing intorno alla privacy, e scoprirai perché in Italia potrebbe essere attuato senza alcun ostacolo.

Buon ascolto!

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