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TECNOLOGIA – COSA FARESTI SE UN INSEGNANTE DENUNCIASSE TUO FIGLIO PER UN VIDEO?

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In questo podcast parliamo di internet, che un rapporto Ipsos per Save The Children descrive come il posto più pericoloso per i minori.

E lo facciamo partendo da una domanda: cosa faresti se tuo figlio, che frequenta la prima media, venisse denunciato da un suo insegnante per aver girato un video?

Mettiamo il caso che tuo figlio, che ha 11 anni e un cellulare, veda per strada un suo professore e la famiglia di lui. Prende il telefono e lo filma. Anzi, li filma. Poi carica il video sulla chat di classe con un messaggio: “Oh, raga, guardate chi ho beccato in giro?”. Poi ci pensa un secondo, qualcosa gli scatta nella testa e decide di cancellare quel video. Peccato che uno dei suoi amici, in chat, lo ha già fatto girare, e ora quel video – un professore e la sua famiglia a passeggio – gira come una trottola nei telefoni degli amici e degli amici degli amici. 

La cosa giunge al professore, che chiama tuo figlio e gliene chiede conto. Tuo figlio spiega, si giustifica, cerca di far emergere il lato innocuo del suo gesto: “Prof, non l’ho offesa. Ho solo girato un video”. Ma il prof non ci sta: non solo non gli va di essere ripreso senza un suo consenso, ma quel che lo fa infuriare è che a essere ripresa è la sua famiglia, bambini inclusi. E allora, decide di denunciare tuo figlio.

Questa storia è liberamente ispirata a un episodio accaduto realmente, e ci introduce al tema centrale di questo podcast: internet è il posto più pericoloso per bambini e ragazzi. 

Video, chat, social: internet è un serbatoio di pericoli 

A dirlo è l’Ipsos, che ha redatto un rapporto per Save The Children, una delle organizzazioni non governative più importanti per la tutela dei minori. Il rapporto che si intitola Minori e percezione dei rischi – non si è concentrato solo sulla rete, ma ha considerato i luoghi più frequentati da chi ha meno di 18 anni. E’ emerso che scuola, oratorio e palestra sono un serbatoio di insidie. Ma non come il web.

Se nei luoghi fisici appena visti è un ragazzo su cinque a rischiare di subire abusi, cioè il 20%, in rete sono 7 su 10. Il 70%. Anzi, diamo i numeri precisi del rapporto: 74% (per gli adulti la percentuale è dell’85%, ma di questo magari ci occuperemo in un altro momento). 

I pericoli principali sono, manco a dirlo, di natura sessuale: la possibile imposizione di rapporti fisici indesiderati o il compimento di atti illeciti (per esempio, la richiesta di inviare immagini intime in cambio di regali o la diffusione di foto o video del tutto innocui, ma senza il consenso dell’interessato. Per tutto questo, la percentuale di rischio è del 50%.

video

Sono in chat, giro un video, scrivo; e i miei non sanno nulla

Il rapporto Ipsos dice che il 29% dei ragazzi ha provato disagio per avere ricevuto via rete sia richieste specifiche sia contenuti da parte degli adulti. La percentuale più alta si ha in Campania (35%), la più bassa in Lombardia (19%). Più di un genitore su 10 conferma quei numeri (sono 1 su 5 in Sicilia e Campania).

Il punto più rilevante del rapporto riguarda i genitori, che mediamente non hanno idea di quello che i figli fanno quando sono connessi. Il diciassette per cento tra mamme e papà afferma di non controllare mai i contenuti condivisi dai figli; il 44% lo fa una volta ogni tanto. Il controllo regolare maggiore (che però è solo del 46%) si deve ai genitori siciliani; il minore (25%) ai piemontesi. 

E poi, il 30% non ha idea se i loro ragazzi utilizzino app a tempo per scambiarsi messaggini, foto o video, e il 54% non sa dire a quante chat partecipino i propri figli. L’idea di massima affermata dai genitori è 2; i figli dichiarano invece una media di 5 chat. 

E nel podcast ascolterai…

… una riflessione: internet è un pericolo solo per gli abusi? Quanto lo è, invece, perché non si conoscono le conseguenze delle proprie azioni?

Da qui partiamo per proporre un’educazione tecnologica a tutto campo, che insegni non solo le basi dell’informatica ma anche le regole per usare la tecnologia senza recare o subire danni.

Buon ascolto!

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