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DEEP FAKE: COSA SONO (E QUANTO SONO PERICOLOSI?)

 

 

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Se avete creduto che fosse vero anche solo per un attimo il video trasmesso da Striscia la notizia in cui Matteo Renzi denigrava con linguaggio colorito alcuni suoi colleghi politici, bene, questo podcast è quello che fa per voi. Ma cos’è e come ci si difende dal deepfake?

In un mondo digitale che viaggia a velocità sempre più vertiginose potete dire addio anche alle care vecchie fake news, a cui probabilmente avevate iniziato a fare l’abitudine. Bugie, certo, pericolose soprattutto quando costruite ad arte per colpire qualcuno o generare incertezza, ma da cui è anche possibile difendersi, grazie alla tecnologia e, se non altro, attraverso un’accurata opera di fact-cheking.

Il recente inciampo di Striscia la notizia nel lasciar intendere che potesse essere vero un video in cui Matteo Renzi denigrava i suoi colleghi con epiteti non esattamente oxfordiani ha portato anche all’attenzione degli italiani il dilagante fenomeno del deepfake, di cui hanno già fatto le spese negli ultimi mesi star di Hollywood e politici del rango di Barack Obama, Nancy Pelosi e Donald Trump.

Deepfake: cos’è, esattamente?

Letteralmente la parola deepfake nasce dalla combinazione dei termini deep learning e fake. Concretamente, si tratta di video in cui vengono sostituiti i volti due persone, il cosiddetto faceswapping, manipolandoli attraverso la riproduzione della voce e la sincronizzazione perfetta del labiale. In questo modo, in pratica, è possibile far dire a chiunque cose sbagliate e che non ha mai nemmeno pensato, il tutto in una cornice di apparente, perfetta verità.

I primi casi risalgono al 2017 e hanno avuto come vittime attrici quali Gal Gadot, Jessica Alba, Taylor Swift, sostituite con i loro volti in film porno. E proprio il mercato pornografico sembra essere per ora quello in cui i deepfake hanno trovato il terreno più fertile. Ma la verità è che le potenzialità di questo strumento sono tanto difficili da decifrare nelle sue conseguenze più estreme quanto, allo stesso tempo, fin troppo facili da immaginare.

Basti pensare ai riflessi sulle elezioni, a questo proposito è già allarme negli USA in vista delle presidenziali del 2020, o per la web reputation delle aziende: con i ridottissimi tempi di diffusione sulla Rete e la scarsa propensione delle persone ad approfondire, confrontare e verificare i contenuti, le ripercussioni di un video potrebbero addirittura minare alle fondamenta la solidità anche di multinazionali.

DEEPFAKE

Deepfake, un fenomeno in crescita

La crescita del fenomeno è esponenziale: secondo l’ultimo report di una startup olandese, Deeptrace, oggi circolano almeno 15mila deepfake, quasi il doppio di quelli dello scorso mese di dicembre. Si tratta di stime ovviamente ma che esprimono bene la portata del fenomeno. Come se ne esce? Ovviamente una risposta ancora non c’è anche perché i deepfake hanno finora dimostrato di poter comodamente bypassare le principali misure di sicurezza tradizionalmente messe in campo. E, soprattutto, ma questa non è una novità, non esistono strumenti che possano preventivamente evitarne l’impatto sull’opinione pubblica. Semmai si lavora sul contenere i danni.

Missione non semplice da assolvere a maggior ragione alla luce del fatto che i deepfake toccano e ingannano vista e udito, i sensi su cui l’uomo fa più affidamento per distinguere ciò che è vero da ciò che non lo è. Qualche speranza, però, sembra intravedersi all’orizzonte ed è affidata a due percorsi paralleli: da un lato ci sono l’informazione e la formazione di personale che, soprattutto quando si parla di aziende, sappia “leggere” le situazioni prima che sia troppo tardi e si comporti secondo protocolli di sicurezza certi. Dall’altro si apre il capitolo tutto da scoprire relativo all’intelligenza artificiale. Se e come questo lo scopriremo presto.

Deepfake, anche Mark Zuckerberg tra le vittime

Per chiudere, citiamo un video divenuto virale con protagonista Mark Zuckerberg, l’inventore di Facebook, uno che con la tecnologia ha una certa dimestichezza: “Immaginate questo per un secondo: un solo uomo, con totale controllo sui dati di miliardi di persone, i loro segreti, le loro vite, il loro futuro. Devo tutta alla Spectre che mi ha mostrato che chiunque controlla i dati controlla il futuro”. Se lo avete visto anche voi come altri milioni di persone, sappiate che era un deepfake.

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