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TECNOLOGIA – GOOGLE LANCIA IL SUO TIKTOK: SI CHIAMA TANGI

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Questo podcast parla del TikTok di Google: Tangi.
Scopriamo insieme di cosa si tratta.

Tangi, il rivale di TikTok

Allora, più o meno tutti sappiamo cos’è TikTok. O meglio, più o meno tutti ne abbiamo sentito parlare; diverso è affermare che più o meno tutti sappiamo con precisione di cosa si tratti. Molto sinteticamente: è un social in cui si postano video, che per la maggior parte sono balletti o esibizioni di altro tipo. TikTok è indiscutibilmente il social del momento, e questi numeri lo provano: nel 2019 è stata la seconda app più scaricata nel mondo, dove ha superato il miliardo e mezzo di utenti. In Italia, tra settembre e novembre del 2019 passa da 2 milioni e 100 mila a 6 milioni e 400 mila utenti. In altri numeri, la crescita è del 202%, la più alta nel mondo internet del nostro paese. 

Bene, cos’è allora Tangi? Come TikTok, è un social in cui postare filmati, che però devono durare al massimo un minuto e, soprattutto, devono insegnare qualcosa. Il claim con il quale Tangi si presenta al mondo è infatti «Impara ogni giorno cose nuove». Siamo ancora più precisi: sull’Apple store USA la descrizione è «Un’app di social video sharing per imparare cose nuove ogni giorno e per provare anche tu a farle».

Al momento Tangi in Italia non è ancora disponibile: usando il condizionale, dovrebbe esserlo in pochi mesi e in versione Android. Nei Paesi in cui è disponibile c’è invece solo per iPhone. Il che è curioso, se si pensa che lo ha sviluppato Area120, la costola di Google dedicata a innovazione e prodotti sperimentali. 

Tangi, una pioggia di tutorial

I minivideo presenti su Tangi mostrano quanto gli iscritti siano bravi a fare cose: disegnare, suonare, cucinare, tagliare capelli, rifinire look. Insomma, di tutto. Come abbiamo detto, la condicio sine qua non per stare sul social è che la propria esibizione non sia fine a se stessa ma insegni qualcosa a chi la guarda. Coco Mao è l’ingegnere di Google che guida il progetto, e ha detto che il suo fine è «spingere gli utenti ad esprimere al massimo la loro creatività, ed allo stesso tempo essere d’aiuto agli altri iscritti, curiosi di apprendere qualcosa di nuovo». C’è anche un tasto «provalo» per cimentarsi subito in quanto appena visto. 

tangi

Tangi, un ritorno alle origini

Eccoci di nuovo a Tangi, che ruba – ovviamente tra virgolette – a TikTok due ingredienti: la velocità dei video e la creatività degli utenti. Poi c’è la sua peculiarità: se su TikTok puoi decidere di mostrare qualcosa di utile o semplicemente di esibirti – insomma, scegliere tra comunicazione di servizio o entertainment – su Tangi sei tenuto al servizio, condividendo saperi e abilità. Sembra a tutti gli effetti un’evoluzione. In realtà, è un ritorno alle origini.

Lo ha sottolineato Gigio Rancilio nella sua consueta rubrica del venerdì su Avvenire, Vite Digitali. Prima di chiamarsi TikTok, quel social si chiamata Musical.ly: così nacque infatti nel 2015 per mano di Alex Zhu e Luyu Yang, due giovanotti cinesi. Ma i due avevano già inventato un social network educativo, una piattaforma sulla quale brevi video insegnavano diverse materie agli utenti. Zhu e Yang trovarono qualche investitore, ma non al punto da consolidare quell’attività, e così ripiegarono su un target preciso – gli adolescenti – e diedero vita a Musical.ly. E il resto è noto. 

Tangi, il sapere è veloce

Ecco perché il rivale di TikTok non incarna una novità integrale, e al di là del fatto che esista già un social come Twtich (che è di Amazon), dove milioni di ragazzini imparano il gaming attraverso la trasmissione in streaming di partite di videogiochi. Un elemento nuovo comunque Tangi lo offre, e riguarda la trasmissione del sapere, che sarà veloce e leggero.

Il sapere, su Tangi, è facile da consumare e intimamente legato al concetto di utilità, quell’how-to, come fare, che nel web è una delle chiavi di ricerca di maggior successo. Questa è l’unica cosa su cui possiamo puntare il nostro euro, sicuri di vincerlo. Poi ci sono le scommesse meno facili: per esempio, quanto farà Google per diffondere Tangi? Quanti ragazzi troveranno “figo” mettersi davanti a uno smartphone per insegnare quel che sanno? Quanto questo canale di trasmissione del sapere sarà in grado di scalzare un altro pilastro della stessa Google, e cioè tutta l’immensa area di YouTube dedicata ai tutorial, che però lì durano molto, molto più di un minuto?

Domande a cui sarà divertente trovare una risposta.

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